FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

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Quando il giorno 20 febbraio 1907, alle ore 17.00, Federico Dalla Vecchia apre, quale presidente, la prima seduta del Consiglio di Amministrazione della ditta "Impresa Generale Trasporti Fert", certamente avrà tirato un sospiro di sollievo. Una giornata intensa quel mercoledì, culminata nel primo pomeriggio con l'assemblea dei soci o loro rappresentanti (ben 62) nella centrale via del Cavalletto n. 32 di Brescia, presso lo studio del notaio Giorgio Porro Savoldi. Dopo l'elezione dei componenti del CdA e la nomina del presidente, quel giorno era infatti seguita la firma dell'Atto costitutivo e dello Statuto della neonata società e, finalmente, seduta stante si avviava la prima riunione del vertice societario. La Fert era nata, ma l'itinerario seguito per giungere sino a quel punto non era stato semplice. Innanzitutto l'idea guida, che naturalmente i documenti del tempo possono solamente far intuire. La nuova società era infatti il risultato di una complessa ed eterogenea cordata che vedeva presenti le più importanti aziende cittadine di inizio Novecento e, soprattutto, di diversi finanzieri e professionisti legati alle stesse imprese ed alla banca Credito Agrario Bresciano - anch'essa presente nella compagine societaria. Forse fu lo stesso socio di maggioranza della neonata Fert, l'avvocato Carlo Felice Manerba - probabilmente su richiesta di alcune delle ditte coinvolte nell'operazione - ad intravedere in Federico Dalla Vecchia il giovane in grado di aprirsi alla creazione di un'impresa di spedizioni strutturata ed efficiente. O, forse, più probabilmente, fu proprio il Dalla Vecchia a ricercare l'aiuto del Manerba per rilanciare l'impresa familiare di trasporti "Giulio Dalla Vecchia". Giulio Dalla Vecchia era nato a Brescia nell'anno 1873 ed era stato proprietario di una Agenzia Ferroviaria cittadina. Con la precoce morte avvenuta nel giugno del 1905, aveva lasciato al fratello Federico l'incombenza di continuare con l'avviata attività. Questi, in meno di due anni, dopo una breve gestione basata sul lento incedere, era stato lesto a reimpostare l'impresa su nuove ed allargate basi, grazie all'aiuto del socio di maggioranza avv. Manerba. Lo scomparso Giulio ed il fratello Federico erano figli (nove, in totale, nella numerosa famiglia) del commendatore ed avvocato Enrico Dalla Vecchia, noto magistrato cittadino di Corte d'Appello. Dopo il brillante avvio della carriera nella seconda metà degli anni Settanta dell'Ottocento quale giudice presso il Tribunale civile e correzionale cittadino, egli è conosciuto in città per essere stretto conoscente di Giuseppe Zanardelli, uomo politico che aveva personalmente brigato per la sua nomina nella sede del tribunale bresciano.Giulio, che può dunque essere considerato vero iniziatore del settore aziendale, viene ricordato inoltre per la sua zelante presenza quale socio nel cittadino Club Liberale di ispirazione zanardelliana: le cronache tratte dal quotidiano "La Provincia di Brescia" lo presentano infatti quale vero e proprio "pioniere" in 11 campo turistico, attivo e zelante aderente al Club Alpino Italiano. La stampa lo rammentò essere "giovane simpaticissimo, dal cuore generoso e dall'animo squisitamente gentile", ma, soprattutto, sottolineandone il ruolo nel campo dei trasporti ferroviari: "Capo dell'importante Agenzia Ferroviaria di città, aveva saputo colla intelligente ed onesta capacità sua, dare largo e fortunato sviluppo alla sua azienda, al che gli arrideva bello di promesse l'avvenire". Federico, certamente anche attraverso le conoscenze del padre Enrico, entra dunque in contatto con l'avv. Manerba. Carlo Felice Manerba, nato a Desenzano nell'anno 1856, era infatti non solo avvocato, ma soprattutto un affermato finanziere cittadino. Un vero bohèmien, amante della letteratura ed assiduo collaboratore del quotidiano "La Sentinella Bresciana", legato al mondo dei liberali più moderati, già sindaco della natia Desenzano ed Assessore provinciale ma, soprattutto, astuto uomo d'affari. In quegli anni è forse il più ascoltato consulente della Credito Agrario Bresciano e nel corso delle prime stagioni della rapida industrializzazione della città appariva presente in molti consigli di amministrazione di nuove imprese, cui risultava non di rado fra soci fondatori. Ma questi nomi, ed ancor più quelli dei soci, così importanti, non erano comunque fuori dalla portata del solo Federico Dalla Vecchia, che ebbe però il merito di tentare l'avventura, coinvolgendo probabilmente anche un altro socio del ramo, Vittorio Duina, che liquiderà la sua impresa, la ditta di trasporti "Duina & Albertini", per unirsi alla compagine sociale. L'apporto di Dalla Vecchia rimane notevole sia per il know how reso disponibile dalla conoscenza del ramo (la "ditta Giulio Dalla Vecchia" gestiva da tempo il servizio di trasporto dei generi di privativa sulla piazza di Brescia nel trasbordo dalla Ferrovia ai magazzini), sia per la capacità di guadagnarsi la fiducia dei colossi industriali e finanziari della Brescia che conta, sia per l'importante quota azionaria comunque sottoscritta: dopo l'avvocato Manerba, con 683 quote (pari al 22,8%) Dalla Vecchia detiene infatti 550 azioni - il 18,7 % -, seguito dal Duina con 300 azioni (il 10%). Torneremo sulla compagine sociale e sulla formazione del primo CdA. Quel che conta, per il neo presidente, è la raggiunta operatività di un'azienda che ha come oggetto, citiamo dallo statuto appena approvato, "esercitare ogni impresa di trasporto in genere e di traffico", ovvero, dovendo allargare le operazioni anche a quanto già avviato: "a) l'assunzione di obblighi di assicurazione e di garanzia per l'effettuazione di tale esercizio verso terzi, tanto in proprio che per mezzo di corrispondenti; b) l'acquisto, l'affitto e la vendita di beni mobili ed immobili occorribili all'azienda; c) l'impianto, l'acquisto e l'esercizio e la liquidazione di altre aziende avendo scopi uguali ed affini, sotto qualsiasi forma ed in qualunque modo di partecipazioni od interessenze di altre aziende pure aventi gli stessi scopi od affini, l'acquisto e la rivendita di quote sociali od azioni di dette aziende sia per interesse proprio che per mandato o commissione; d) in generale ogni operazione contrattuale, avente relazione cogli scopi sociali". Con la durata prevista sino alla fine del 1927 e con capitale sociale fissato in 300.000 lire, suddiviso in 3.000 azioni dal valore nominale di 100 lire (elevabile ad 1 milione di lire e diritto di prelazione per nuovi aumenti riservato ai soci fondatori), la società assunse dunque il nome "Fert". Una scelta che deriva dal verbo latino "fero, fers, tuli, latum, ferre", ovvero "portare", e che può essere interpretata dunque con la terza persona singolare del presente indicativo, "fert", ("porta"), in linea con l'oggetto societario. Un nome che può essere ascritto pure alla passione letteraria e raffinata stravaganza dell'avv. Malerba, anche se la coincidenza del nome prescelto con il motto di casa Savoia parve probabilmente ai soci più che sufficiente per rendere accettabile di buon grado la ricercata ed un poco sottile ragione sociale. Il Consiglio di Amministrazione, come prevedeva lo Statuto societario, era formato da 5 membri, eletti dall'assemblea dei soci a scrutinio segreto, per la durata di 4 anni, fra cui erano compresi il presidente, il vice ed il segretario.


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