FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

      La Storia > Una nuova sede


Frattanto, già nel maggio dello stesso 1907 l'ing. Lodovico Cassa, che già aveva lavorato ai restauri di Palazzo della Loggia nel 1894, presenta il suo progetto per la costruzione di stalle capaci di ospitare cento cavalli, con sala infermeria veterinaria e con le rimesse per i carri. L'elevato preventivo di spesa, fissato in circa 110.000 lire, pare spaventare un poco il CdA, che - valutando la situazione di avvio - preferisce procedere con maggiore prudenza. "Il Consiglio, osservat  come il servizio attuale e l'aumento normale che potrà verificarsi potrà essere disimpegnato con un minimo inferiore agli 80 cavalli, tenuto conto che attualmente viene disimpegnato con circa 60 cavalli, ritenuto che non è del caso oggi di costruire una stalla nella proporzione predisposta, dato che la natura del fabbricato e la planimetria dell'area lascia modo quando si voglia di allungare le stalle e le rimesse senza che per nulla si deturpi con ciò l'armonia architettonica del fabbricato, approva in via di massima il progetto dell'ing. Cassa, dandogli però l'incarico di ridurlo in modo che la stalla sia capace di n. 75 cavalli, con un'infermeria di n. 8 cavalli, e con magazzini e rimesse relative, il tutto con una spesa approssimativa di lire 75.000".Curiosa pure l'indicazione di invitare espressamente alla gara d'appalto sia imprese bresciane "che alcune di Milano", certamente frutto della dimestichezza con l'economia meneghina del vice presidente Libero Romano, curando non solo la esatta conformità al progetto e la ricerca del prezzo più tenue, ma soprattutto, "che ogni cosa venga fatta nel minor tempo possibile". La scelta non appare semplice, anche perché all'orizzonte la motorizzazione ha fatto la sua prima comparsa e già alcune aziende mettono a disposizione i primi modelli di camion. E' lo stesso vice presidente Romano, come visto attento osservatore del tema trasporti, a porre la questione già nel giugno di quel 1907. Egli propose infatti a  CdA la possibilità di concorrere all'appalto indetto dalle Regie Poste per il "ritiro della posta dalle cassette in città" da eseguire però a mezzo camion. L'opportunità appare ghiotta, ma la Fert è ancora troppo giovane e, soprattutto, ancora poco si sa dei nuovi mezzi a motore. Così lo stesso CdA, prima di procedere ad ogni decisione, affida un preciso mandato al sindaco Giacomo Franco, "onde voglia recarsi a Torino, onde studiare le spese del servizio di camions con l'incarico poi di riferire al consiglio l'esito degli studi fatti a Torino e di quelli che eventualmente occorreranno per dare un'idea".  Curiosa pure l'indicazione di invitare espressamente alla gara d'appalto sia imprese bresciane "che alcune di Milano", certamente frutto della dimestichezza con l'economia meneghina del vice presidente Libero Romano, curando non solo la esatta conformità al progetto e la ricerca del prezzo più tenue, ma soprattutto, "che ogni cosa venga fatta nel minor tempo possibile". La scelta non appare semplice, anche perché all'orizzonte la motorizzazione ha fatto la sua prima comparsa e già alcune aziende mettono a disposizione i primi modelli di camion. E' lo stesso vice presidente Romano, come visto attento osservatore del tema trasporti, a porre la questione già nel giugno di quel 1907. Egli propose infatti a  CdA la possibilità di concorrere all'appalto indetto dalle Regie Poste per il "ritiro della posta dalle cassette in città" da eseguire però a mezzo camion. L'opportunità appare ghiotta, ma la Fert è ancora troppo giovane e, soprattutto, ancora poco si sa dei nuovi mezzi a motore. Così lo stesso CdA, prima di procedere ad ogni decisione, affida un preciso mandato al sindaco Giacomo Franco, "onde voglia recarsi a Torino, onde studiare le spese del servizio di camions con l'incarico poi di riferire al consiglio l'esito degli studi fatti a Torino e di quelli che eventualmente occorreranno per dare un'idea". La relazione del sindaco Franco fu esaustiva: a Torino il servizio postale era gestito a mezzo di automezzi della ditta Bianchi Camions, assai efficienti ma costosi. La Fert calcolò una spesa di acquisto automezzi di 45.000 lire, che si univano alle 50.000 lire di 23 "spese vive d'esercizio". L'offerta alle Regie Poste era quindi calcolabile in 57.000 lire, "per servizio postale a mezzo Bianchi Camions", ed in lire 37.000 a mezzo quadrupedi. Una differenza di prezzo, fra le opzioni  a trazione animale o motorizzata che appariva in linea con le esperienze del tempo. Solamente dopo la prima guerra mondiale i calcoli che gli esperti del tempo avevano effettuato (una precisa analisi era apparsa sulla rivista "L'Auto"), propone un assetto diverso, in cui la comparazione fra la gestione di un camion e quella di un cavallo aveva portato alla definizione di un risparmio quantificabile nel 50% fra autocarro e carro ippotrainato da 4 animali. L'appalto non verrà acquisito, ma la via della modernizzazione dell'impresa è ormai avviata. Frattanto la struttura aziendale della Fert è ormai collaudata, nelle due divisioni del trasporto ferroviario denominate "Grande velocità" e "Piccola velocità" (che è poi la suddivisione interna delle stesse Ferrovie dello Stato) e negli uffici amministrativi. Realizzata la nuova sede, qualcuno ventila l'idea di procedere alla vendita dell'area rimasta. Ma avere in CdA uomini della politica cittadina ha i suoi vantaggi e - dietro l'informazione che si è "in vista dell'allargamento della cinta daziaria" - si preferisce soprassedere, "per vedere se non vi è la convenienza di costruirvi dei magazzini di deposito", che sarebbe risultato facile affittare proprio a ridosso della stessa.


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