FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

      La Storia > Difficoltà e successi


Il presidente Federico Dalla Vecchia appare infaticabile nel seguire la gestione aziendale. Visita di persona le agenzie appena aperte, valuta bilanci ed andamenti mensili predisponendone prospetti da far visionare al CdA, riprende il direttore Saverio Civetta che, siamo in ottobre del 1907, "da qualche tempo non adempie al proprio dovere con quella diligenza che si avrebbe diritto di pretendere".Il primo anno di attività si chiude con un bilancio che registra spese per circa 145.000 lire e introiti per 162.000 lire circa, con un utile di 16.098,55 lire e la remunerazione di un dividendo di 4 lire per azione (ovvero il 4%). Ma si registrano pure le dimissioni dal CdA del vice presidente Libero Romano, che però non si disimpegna - e con lui il suo Istituto Argon - dalla compagine sociale. Forse egli ritenne di aver esaurito il proprio compito, avendo seguito le prime fasi di vita della Fert, ormai tranquillamente avviata ad una regolare attività commerciale.  Nonostante le pressioni di alcuni soci, le sue dimissioni vengono accettate: Libero Romano verrà richiamato al servizio militare ancor prima dello scoppio della Grande Guerra quale addetto al Corpo d'Armata di stanza a Verona, in qualità di ufficiale esperto in trasporti ferroviari. Ma la guerra sarà esperienza devastante: ne tornerà con turbe mentali che lo condurranno alla morte avvenuta nel novembre del 1925 all'età di soli 49 anni. Nei mesi centrali del 1908 la crisi si fa però sentire e le decisioni assunte dall'azienda sono drastiche. "In questi mesi", così relazionava il presidente Dalla Vecchia ai consiglieri riunitisi il 27 giugno di quell'anno, "gli utili avuti sono sensibilmente inferiori a quelli dell'anno scorso e così le condizioni in cui si trovano le Agenzie della Valle Camonica". Si  procede così al licenziamento degli addetti alla contabilità Giovanni Tagliabue, Lodovico Marchini, Giovanni Bruschi, Faustino Lumini e al responsabile Saverio Civetta, riducendo lo stipendio ad altri addetti. Contemporaneamente viene nominato responsabile del personale l'addetto Giuseppe Agnoli, già socio e che "alla buona volontà unisce pratica perfetta dell'azienda ed onestà". Il bilancio relativo all'annata 1908 non è particolarmente positivo, registrando un utile di sole 2.239 lire e nessun dividendo distribuito ai soci, nonostante i ricavi avessero raggiunto la somma di oltre 214.700 lire. Ma già in gennaio del 1909 le cose sembrano migliorare: la Fert provvede ad aprire una nuova agenzia ad Edolo (rinunciando alla costruzione di un proprio fabbricato ma locando un immobile posto nel centro del paese), mentre si avviano le trattative per rilevare completamente l'impresa bergamasca Angelo Sala, tentativo poi non andato a buon fine  E si razionalizza la sede, con la creazione di una nuova strada interna collegante i locali con via Sostegno e si affitta l'infermeria ed una parte del portico eccedente ad un esterno. La trama delle relazioni e dei rapporti con altre agenzie e imprese è saldamente nelle mani del presidente Dalla Vecchia, che ottiene ampi mandati da parte del CdA. Così si segnalano, nel corso dell'anno 1909, la convenzione con l'agenzia cittadina della ditta 25 "Gondrand Frères", con la quale - per le località bresciane - la Fert effettua i lavori di ritiro e consegna merci, ed anche il carico e scarico dei cosiddetti "furgoni" dai vagoni a pianale della linea ferroviaria, su cui venivano caricati dopo aver smontato le ruote utilizzate per i percorsi stradali. Si avvia pure il tentativo di acquisire la convenzione con le Ferrovie dello Stato per i trasporti sulla tratta Brescia - Milano, mediante un'alleanza con l'impresa "Benini" di Bergamo (con succursale a Milano), capace di garantire 150 dei 300 vagoni "di impegno domandati dalle Ferrovie". Si intavolano trattative anche per la convenzione del trasporto via linea tramviaria, gestibile in comune con la Ditta "Cantù" nonostante, ricordava il presidente nel CdA del 2 dicembre 1909, "tale convenzione non converrebbe col tram, dato che lo scalo di detto servizio sarebbe a Porta Romana, ove sarebbe difficile trovare chi facesse il servizio, non conveniendo aprire per conto proprio una agenzia a Milano per detto servizio". Una decisione strategica che però non avrà buon fine (le Ferrovie risponderanno negativamente ad una convenzione congiunta con due imprese), che si affianca a quella di rinunciare al trasporto con carri "presso alcune ditte fuori città", resi "enormemente gravosi sia per la difficoltà della sorveglianza e sia per il gran deperimento al materiale e per la qualità della merce da trasportare". Si preferisce porre attenzione, viceversa, su altri servizi definiti "assai più remunerativi". E il bilancio dell'anno 1909 da ragione alle scelte operative concertate, con ricavi che pur superando appena le 207.000 (ovvero meno dell'anno precedente), consentono di distribuire un utile di 10.260 lire ed un dividendo di 3 lire per azione, bilancio certificato pure dai nuovi sindaci Arrigo Squassina e Dino Lodi, quest'ultimo proprietario della banca privata "Lodi & Cozzi" con sede in città.


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