FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

      La Storia > Logistica e tariffe


Appare evidente come il presidente Dalla Vecchia abbia impostato l'attività aziendale sul maggior coordinamento possibile fra agenzie, succursali e diversi rami e mezzi di trasporto, ancora una volta attraverso una fitta rete di rapporti e convenzioni stipulati con le Ferrovie e con altre imprese. E non importa se i ricavi si mantengono a livelli ogni anno leggermente inferiori al precedente (il bilancio 1913 segnala solamente 182.000 lire di entrate, ovvero il 15% in meno rispetto a cinque anni prima): quel che conta è la garanzia della redditività, che nel 1913 è pari a 16.142 lire, e quindi nuovamente con 4 lire di dividendo distribuite. La raggiunta articolazione aziendale abbisogna dunque di una sorta di direttore tecnico, mansione che il Dalla Vecchia individua in Vittorio Duina, già attivo nella ditta precedentemente acquisita, ed ora socio e consigliere Fert. E' lui la persona che negli auspici di tutti avrebbe dovuto coordinare gli  "ad onor del vero compiono abbastanza lodevolmente il loro dovere", eseguendo una serie di compiti che, nella loro elencazione ci rimandano ancora una volta la complessità dell'organizzazione di un'impresa di trasporti. Il nuovo direttore tecnico, infatti, era chiamato a controllare la puntuale esecuzione degli ordini, "che gli impiegati, gli operai ed i carrettieri osservino l'orario stabilito, che proceda regolarmente l'officina di riparazioni, che tutto sia curato nella scuderia pel mantenimento dei cavalli, che siano collegati i vari 33 servizi della Piccola e della Grande col tram, provvedendo a dirimer direttamente le vertenze con gli scali, ed a fare di tanto in tanto delle verifiche e dei controlli di cassa agli impiegati incaricati di tale servizio". E', insomma, il momento di un nuovo salto di qualità, se, così si esprimeva il presidente Della Vecchia, non si voleva "distruggere tutto l'immane lavoro di preparazione già fato con immensi sacrifici di energie e di denaro, sarebbe un voler tarpare le ali ed impedire ogni progresso quando non fosse invece un retrocedere ad un azienda che nell'industria dei trasporti e dei traffici si è andata in questi ultimi tempi così mirabilmente affermandosi". Ma la scelta del Duina si rivela errata. Già dopo un mese, il 4 febbraio 1914, il CdA prende atto di come il nuovo direttore tecnico abbia sì svolto con diligenza le usuali mansioni di impiegato amministrativo, ma come non "abbia comprese, né adempiute quelle che erano le mansioni demantategli, specialmente quelle riguardanti la parte tecnica.....a non sorvegliare l'entrata e l'uscita del personale alla scuderia, nessuna sorveglianza alla carpenteria, nessun lavoro di coordino fra i vari servizi a lui affidati". La decisione è sbrigativa, con l'allontanamento dal servizio dell'interessato che, certamente amareggiato, rassegna immediatamente le proprie dimissioni anche da Consigliere di amministrazione. Verrà sostituito solamente nel marzo del 1916 dal nuovo consigliere (ed ex sindaco societario) avv. Giuseppe Erculiani. E così è sempre il presidente e direttore generale Federico Dalla Vecchia a sobbarcarsi il lavoro direzionale: fra gli atti intrapresi nell'anno che precede l'entrata in guerra dell'Italia, la cessazione della convenzione per il trasporto fluviale degli zuccheri e la sua sostituzione con il trasporto ferroviario (mediante apposita convenzione). Torna in pista anche l'idea dei Magazzini Generali: in città era stata creata la "Società Magazzini Generali di Deposito" e subito la Fert inizia una fitta rete di relazioni per una "eventuale combinazione di gestione degli stessi": come noto non se ne farà nulla ancora per un quindicennio, ma certamente gli studi precedenti del Dalla Vecchia e la costante attenzione rivolta al tema testimoniano di una lungimiranza non comune. Anche la sede viene interessata da movimenti volti ad una sempre maggiore convenienza. Nel 1914 essa viene completamente circondata da alte mura che avvenivano nei magazzini" e in quella stessa primavera parte del porticato e dei magazzini ospitano il parcheggio dei primi camion realizzati dalla Brixia Zust. Contemporaneamente si acquista un'area contigua diproprietà delle Ferrovie, lungo via Sostegno, in previsione di nuovi allargamenti. Sono mesi in cui la Fert paga anche il nuovo progetto tariffario per le ferrovie emanato dal Governo. Nuove disposizioni che avrebbero dovuto entrare in vigore dal luglio 1913, ma che vennero inizialmente bocciate dall'Unione delle Camere di Commercio, fra cui spiccava quella bresciana. L'istituto camerale cittadino aveva istituito al suo interno una "Commissione trasporti" cui aveva partecipato con propri interventi anche Federico Dalla Vecchia: di lui resta un opuscolo di poche pagine, edito in città proprio nel 1913 sotto gli auspici della Camera di Commercio, dal titolo "Considerazioni in riguardo alle nuove tariffe ferroviarie". La Commissione aveva il compito di elaborare nuove proposte da inviare al ministero competente: il progetto di riforma prevedeva un aumento delle tariffe di circa il 6 per mille, che mostrava in pratica l'intenzione della Direzione delle Ferrovie di mantenere inalterato il prodotto del traffico. Da Brescia nel 1913 vennero fra gli altri stampati, a cura dell'Istituto camerale, i volumi "Considerazioni in digrado alle nuove tariffe ferroviarie" e "Casi di tassazione comparativa fra le tariffe ferroviarie in vigore e quelle in progetto", entrambi del 1913. Le Camere di Commercio ottennero una proroga sull'entrata in vigore delle nuove tariffe di un paio di mesi, non solo per evitare i danni alle imprese ed agli spedizionieri causati dalla maggiore onerosità dei trasporti ferroviari, ma anche per le minori responsabilità stabilite dalle nuove normative, unitamente a complicazioni burocratiche e ad una diversa classificazione delle merci. Il nuovo progetto tariffario entrerà in vigore quello stesso anno 1913 con minime modificazioni. Restava sul tappeto il tema delle infrastrutture ferroviarie cittadine. La situazione complessiva della stazione rimaneva, dopo anni, molto critica, tanto da far affermare al presidente della Camera di Commercio cittadina, nella relazione sui lavori compiuti sino al 1910, come "le pessime condizioni della stazione ferroviaria rappresentano una continua minaccia al regolare svolgersi dei nostri traffici". Anche in questi anni si fecero continue pressioni per ottenere miglioramenti nello scalo merci a piccola velocità, per avere una migliore manutenzione delle strade ad esso conducenti e per l'apertura di una seconda porta all'ufficio accettazione merci. Per sollecitare una maggiore attenzione dell'ente governativo si arrivò a costituire in città un "Comitato d'agitazione ferroviaria", del quale facevano parte tutte le autorità della provincia, nonché i rappresentanti di tutti gli enti interessati. Un'altra questione che procurava seri disagi era l'organizzazione del servizio collettame; i destinatari erano obbligati a ritirare i colli direttamente dai vagoni, mentre avrebbero dovuto trovare la merce depositata nei magazzini. Contemporaneamente si acquista un'area contigua diproprietà delle Ferrovie, lungo via Sostegno, in previsione di nuovi allargamenti. Sono mesi in cui la Fert paga anche il nuovo progetto tariffario per le ferrovie emanato dal Governo. Ma, ancora una volta, tutto rimase fermo: se ne riparlerà dopo la guerra. Si avvicinano tempi difficili anche se l'ultimo bilancio di pace segnala l'ennesima riduzione dei ricavi (alla soglia delle 180.000 lire) ed il consolidarsi degli utili, che raggiungono le 20.041 lire e le 5 lire di dividendo. L'impresa è avviata ma teme gli inevitabili contraccolpi che potranno derivare dal conflitto, mentre il CdA pare ormai svuotato di molti compiti: nell'anno 1915 si riunisce solamente due volte - in marzo ed ottobre - e tutto pesa sul presidente e direttore generale Federico Dalla Vecchia. Frattanto, il crescere dei traffici pr  bellici, la vicinanza del confine, l'aumento della produzione industriale legata alla preparazione dell'esercito (in città decine di stabilimenti vengono dichiarati "ausiliari" e militarizzati) vedono far aumentare l'attività di trasporto e mobilità delle merci e dei manufatti: il bilancio 1915 della Fert conosce dunque un'impennata, con ricavi che raggiungono la cifra di 239.700 lire (un + 25% rispetto all'anno prima) e con un utile più che raddoppiato, ora pari a 43.068 lire e dividendo a 7 lire, creando pure per la prima volta un fondo di riserva straordinario, inizialmente dotato di ben 11.000 lire "per evitare i frequenti furti".


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