FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

      La Storia > Una nuova guerra


Con l'avvicinarsi della guerra, come nel caso del primo conflitto, le opportunità per la Fert si allargano con immediatezza. Già nel 1939 si provvede all'acquisto di un "motofurgoncino", mentre quello stesso anno la ditta vince l'appalto per il trasporto di armamenti dalla Fabbrica d'Armi del Regio esercito di Gardone Valtrompia alla stazione ferroviaria di Brescia. Il bilancio di quell'anno appare così già soddisfacente, con ricavi a raggiungere 1.136.000 lire e gli utili issarsi a 30.074 lire. Il CdA, con meno parsimonia rispetto alle abitudini dell'ex presidente Dalla Vecchia, decide di  istribuire ben 16.000 lire a titolo di gratificazione al direttore Agnoli, 5.000 lire al presidente Erculiani ed altre 9.000 agli eredi Dalla Vecchia per l'opera prestata dal genitore nel corso del I semestre 1939. Frattanto, l'assemblea dei soci assume il 24 dicembre 1940 la decisione di prorogare alla fine del 1950 l'attività dell'impresa. Le 6.000 azioni vengono rese nominative ed a quella data risultano così suddivise: ai tre figli di Federico Dalla Vecchia 2.329 quote (e precisamente 777 ad Elisa, 776 ciascuna ai fratelli Enrico e Giulio); 943 al delegato Agnoli; 1.629 al vice presidente Mario Lombardi; 360 a Giuseppe Frigerio (passeranno alla vedova Linda Ceni nella primavera del 1944) e 739 al presidente Erculiani. L'attività, con l'entrata in guerra dell'Italia, aumenta immediatamente, e nella stessa estate del 1940 si procede all'acquisto di un nuovo camion con rimorchio, mentre nel 1941 si decide la vendita di una parte dell'area inutilizzata in via Sostegno alla ditta Stipel: il bilancio dell'annata 1941 si chiude con ricavi a quota 1.217.000 lire ed un utile che raggiunge le 57.927 lire (e 6 lire di dividendo).  Nel 1942 Enrico Dalla Vecchia viene chiamato alle armi: forse dalla sua assenza il consigliere delegato Agnoli trova la forza di richiedere al CdA la liquidazione "per tutto il tempo che è stato impiegato prima e direttore e procuratore della società ... in anni 40 prima alla ditta Dalla Vecchia e poi alla Fert", riuscendo a spuntare la bella somma di 100.000 lire da versarsi in due annualità. Enrico Dalla Vecchia era cresciuto presso l'Oratorio della Pace, sotto la guida di padre Bevilacqua, maestro del futuro Paolo VI. Un appassionato di teatro e poesia: il figlio Federico pubblicherà una sua raccolta nel 1972 col titolo "Poesie postume" e negli anni Trenta andrà in scena una sua commedia dal titolo "Meno cinque, meno quattro, meno tre". Ma la sua vera passione era lo sport. Prima avvicinò la scherma, ma il tennis lo segnalò a livello extra provinciale. Finalista ai campionati provinciali nel 1935, divenne campione italiano di doppio per la III categoria nel 1936. Per qualche anno fu una sorta di semi professionista, militando in diversi club tennistici, dal bresciano Forza e Costanza al Circolo Tennis Italia di Val Renon, al Circolo Tennis di Varese, conquistando ben presto la promozione in II categoria, giocando in pratica sino al richiamo in guerra.  Ed ora che combatte per la Patria, il suo posto in CdA viene preso dall'industriale Giuseppe Fugini, già sindaco. Ma quella in corso non è una guerra simile alla precedente. Anche per l'economia. Nell'estate del 1942 in città l'Unione degli industriali sta lavorando alla creazione di un Consorzio fra autotrasportatori, reso possibile dal decreto appena emanato il 22 maggio di quell'anno, finendo per imporre anche alla Fert la necessità di un'adesione forzata. E si lavora in condizioni di grande penuria di materiali, pezzi di ricambio ecc. Come si lamentava il presidente Erculiani nel marzo del 1943, "enormi sono le difficoltà a cui il servizio si è trovato di fronte, sia per la deficienza di mezzi - i nostri cinque vecchi camions - sia per le enormi difficoltà di provvedere con gomme, lubrificanti e pezzi di ricambio" anche se il bilancio dell'annata 1942 riserva la piacevole cifra di 59.479 lire di utile a fronte di ricavi per 1.316.000 lire, con un dividendo di ben 7 lire. Ancor meglio va nell'anno 1943, quando i ricavi salgono - ma la componente inflattiva è elevata - a ben 2.192.000 lire e gli utili a 199.095 lire. Quando la guerra finisce, si fanno i conti con i danni: il primo CdA post bellico vede nuovamente la presenza di Enrico Dalla Vecchia, tornato sano e salvo dalla guerra, ma si registra la mancanza del consigliere Giuseppe Frigerio, sostituito in CdA dalla vedova Linda Ceni. La sede della filiale di Milano è andata semidistrutta dai bombardamenti: la ricerca di un nuovo sito porta alla locazione di un fabbricato parzialmente danneggiato dai bombardamenti, di proprietà Marazzi Castiglioni. Si procede comunque, "per rinnovare gradatamente il materiale rotabile dell'azienda", all'acquisto di un camion Lancia Esarò.Un autocarro prodotto a partire dal 1942 (e rimasto in produzione sino al 1947, per complessivi 2.000 esemplari) con motore a cinque cilindri, 6.875 cm3 di cilindrata, versioni benzina o diesel, con cuccetta per il secondo autista. La guerra, però, con i suoi esiti, aveva inciso notevolmente sul commercio e sull'import-export. In primo luogo, era cessato completamente quello con le colonie, direzione verso cui la Fert come visto si era prontamente attrezzata, tanto che la filiale genovese viene chiusa. Inoltre, le sconfitte della Germania e il progressivo distacco dal blocco occidentale dei Paesi dell'Europa orientale avevano modificato radicalmente la struttura degli scambi e avevano impoverito gravemente i flussi in uscita. Il commercio estero, nel 1945, oltre che esiguo, si doveva effettuare tramite gli Alleati e solo nel 1946 si iniziò a registrare qualche segno di cambiamento. La normativa vigente in quelle difficili stagioni presentava inconvenienti per cui, come si poteva 49 leggere nel Rapporto della Commissione economica presentato all'Assemblea Costituente, "il commercio internazionale è più un fatto sporadico che un mezzo normale di approvvigionamento e di collocamento dei prodotti".Di qui l'esistenza di un mercato asfittico in quanto produttori, privi della convenienza ad esportare, e spedizionieri, in difficoltà per via delle difficoltà burocratiche imposte, preferivano, così scriveva la Commissione, "puntare sulle possibilità di assorbimento del mercato interno". Basti infine pensare che il Governo già nel 1945, per attualizzare i dazi doganali fermi al 1921, aveva imposto un "diritto di licenza" del 10% sul valore nominale delle operazioni di importazione ed esportazione. Una tassazione che, agendo indiscriminatamente per tutte le operazioni in entrata e in uscita, stava suscitando forti polemiche. Ritardata è pure la creazione del Ministero per il Commercio con l'Estero, sorto solamente nel dicembre del 1945, avente fra i suoi scopi, fissati con decreto del 16 gennaio 1946, "assicurare con la gradualità resa necessaria dalle circostanze il passaggio da un regime di restrizioni e contingentamenti ad un regime di libertà dei traffici internazionali".


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