FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

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Di come l'inflazione accompagni bilanci comunque in crescita (basti pensare ai traslochi da effettuare in quelle stagioni e dal trasferimento di merci e macchinari di un'economia alla ricerca della normalità) è testimone l'annata 1945: i ricavi vengono calcolati in ben 4.869.000 lire e gli utili in 283.655 lire. Ma, come affermava il presidente Erculiani nel marzo del 1947, l'azienda "era uscita dalla guerra in perfetta efficienza come era entrata, e con materiali, autocarri ed attrezzature migliori, informando degli acquisti di nuovi autocarri per sostituire i vecchi ormai fuori uso". Da questo momento l'acquisto di un nuovo camion diviene normale attività, demandata direttamente al direttore e non più alla valutazione del CdA, anche se le dichiarazioni del presidente paiono espresse soprattutto per tranquillizzare i soci, visto che il bilancio dell'anno 1946 si chiude con un risicato utile ("un pareggio" sostiene il CdA) di sole 11.478 lire (con oltre 11 milioni di ricavi), a causa "della concorrenza degli improvvisati autotrasportatori e l'enorme aumento dei salari e stipendi".
E' il campanello d'allarme di una situazione che va rapidamente peggiorando: nel marzo del 1948 il presidente Erculiani sottolinea come "da alcuni mesi l'esercizio abbia dato notevoli perdite tanto da compromettere la consistenza finanziaria della società". Prima iniziativa, la riduzione del personale operaio ed impiegatizio, con alcuni licenziamenti immediati, mentre nel contempo, sempre nel 1948 il riposizionamento aziendale passa attraverso la riapertura della filiale di Genova, in piazza della Maddalena, voluta, così si scriveva "ad abbinare al trasporto e al collettame per conto terzi, servizi di spedizioniere nazionale ed internazionale per via terrestre e marittima". Ma vi è una precisa ragione di questo rapido mutamento, e lo fanno presente gli stessi addetti della Fert, che in una lunga lettera inviata al presidente dichiaravano "come la maggiore delle cause della diminuzione del lavoro devesi attribuirsi al fatto che il Consigliere delegato dirigente la Società era poco gradito al personale ed alla clientela e mancava di iniziativa". Il presidente Erculiani, che nel CdA della Fert siede sin dalle origini, procede di propria iniziativa, con vigore e determinazione, recuperando il figlio del fondatore alla nuova funzione dirigenziale. "In base a questa lettera", spiegava il presidente al CdA, "aveva veduto fin dal 10 febbraio a sospendere il signor Agnoli dalle sue funzioni sostituendogli il dr. Dalla Vecchia".  Di come quella sostituzione sia gradita ai più, col ritorno del Dalla Vecchia sulle orme del padre, che ancora molti ricordavano con gratitudine e stima, lo testimonia ancora una volta il presidente: "Da quel giorno il personale d'ufficio come il personale di fatica si erano messi d'impegno per rialzare la sorte della società facendo anche sacrifici di salari gli operai, di maggior lavoro ed ore straordinarie gli impiegati. Ciò aveva dato per risultato che il bilancio del mese di febbraio, per quanto un mese di molte feste e di qualche caduta nervosa, si veniva a chiudere quasi in pareggio e che molti clienti erano ritornati e si era acquisito lavoro di esportazione assai proficuo all'azienda". Inevitabile, naturalmente, l'uscita dal CdA di Giuseppe Agnoli, che cede le proprie azioni (chiedendo a muso duro il pagamento di indennità e premi): a sostituirlo viene chiamato Giulio Dalla Vecchia, mentre il fratello Enrico diviene il nuovo Consigliere delegato.  Fra le sue prime azioni intraprese, volte al raggiungimento almeno del pareggio di bilancio, la convenzione stipulata con la ditta di Chiasso "Züst & B.", con la creazione a Brescia, presso la Fert, di un'agenzia di corrispondenza e l'assunzione delle spedizioni in Europa: appariva infatti chiaro al direttore "come la gestione trasporti non solo sia poco redditizia, ma probabilmente assorba anche l'utile delle spedizioni". Addirittura si avanza l'ipotesi di affidare ad una cooperativa, da 51 formarsi fra gli stessi dipendenti della Fert, la gestione del ramo trasporti. Ma l'impegno del nuovo direttore e consigliere Enrico Dalla Vecchia pare non bastare: il bilancio dell'annata 1947, a fronte di oltre 23 milioni di lire di incassi, segnala una perdita di 175.000 lire. Le ragioni vengono ricercate nella acerrima concorrenza, "sia per quanto riguarda i prezzi come per la caccia alla clientela". Ed è nota nella storia bresciana la proliferazione di nuove imprese o cooperative che, recuperando i residuati bellici (su tutti i famosi Dodge americani) e dando lavoro ai reduci dalla guerra e dai campi di internamento, offrono servizi di trasporto a prezzi stracciati, trovando ordini e lavoro grazie alle intense stagioni della faticosa ricostruzione post bellica. Una concorrenza che impone l'esecuzione "di trasporti al puro costo ed anche sottocosto, per procurare lavoro al personale ed ai mezzi, mentre non si sono potute diminuire le spese generali, né di personale, anzi, si è dovuto, costretti dai patti di lavoro, aumentare di molto stipendi e paghe, senza poter aumentare i prezzi dei trasporti. Si aggiunge che il blocco dei licenziamenti ci ha impedito di diminuire il personale, resosi inutile per la mancanza di lavoro mentre si sono dovute aumentare le mercedi". Più analiticamente, mettendo in fila i costi principali, il bilancio era gravato da oltre 2 milioni di lire per la manutenzione degli autocarri, "cifra imponente ma giustificata dal costo enorme oggi preteso dai pezzi di ricambio e dalle officine di riparazione e dal costo delle gomme"; si aggiungevano i 10 milioni destinati alle paghe degli operai ed i 6 milioni per gli stipendi agli impiegati, che secondo il direttore costituivano "cifre destinate ad aumentare anziché diminuire".


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