FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

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Con qualche preoccupazione, e forse proprio per sfuggire ad esse, l'ultrasettantenne presidente avv. Giuseppe Erculiani decide di lasciare la carica alla fine di quell'anno 1947: a partire dal 1948 il CdA risulta presieduto da Mario Lombardi, con l'Erculiani che rimane quale vice (morirà nell'ottobre del 1950). Si decide, nonostante la perdita, di proseguire nell'attività sociale, almeno sino alla naturale scadenza di fine decennio, anche per via di una certa ripresa nei primi mesi dell'anno 1948, che fa sperare nel raggiungimento del pareggio di bilancio. Ma la decisione dell'Agnoli di cedere le proprie azioni, la consistente perdita e le difficoltà aziendali, le dimissioni dell'Erculiani dalla presidenza, innescano nella seconda metà del 1948 qualche timore, che il presidente Mario Lombardi cerca di contenere rafforzando la propria quota, onde divenire socio di maggioranza. E' lui, infatti, che nel novembre del 1948 procede all'acquisto delle 943 azioni di proprietà di Giuseppe Agnoli e delle 360 della signora Ceni vedova Frigerio. Sommandole a quelle già in suo possesso, il Lombardi raggiunge le 2.932 quote. Non sono sufficienti per superare il 50% del capitale sociale: in suo soccorso giunge però il vice avv. Erculiani, che gli cede solamente 68 delle sue azioni, comunque sufficienti per raggiungere le 3.010 quote, ovvero il controllo della Fert. Così la compagine sociale è ora assai ridotta: accanto al presidente Mario Lombardi (col 50,1%) restano il vice Giuseppe Erculiani (11,2%) ed i tre fratelli Dalla Vecchia (complessivamente 38, 7%). Sorge inevitabilmente qualche divergenza, tanto che si decide di procedere alla modifica statutaria inserendo la clausola di rimando ad un collegio arbitrale in caso di divergenze fra i soci, la riduzione dei consiglieri da 5 a 4, il diritto di prelazione fra i soci in caso di messa in vendita delle azioni. Ma le intenzioni del presidente Lombardi non paiono coincidere con quelle degli altri soci.
L' offerta che gli giunge da parte da una impresa concorrente della Fert, presieduta dai fratelli ing. Eldebardo e Narno Besenzoni (continuatori della ditta di trasporti paterna, la "Felice Besenzoni" già attiva a Brescia nel corso degli anni Venti con sede in via Vincenzo Foppa), nel febbraio del 1949, convince il Lombardi a cedere tutte le sue quote aziendali. Una mossa che elude l'introdotto vincolo della prelazione non tempestivamente esercitata dal Dalla Vecchia: l'Erculiani, che forse immaginiamo pentito delle azioni già vendute al Lombardi, cede tutte le sue rimanenti 671 quote ad Enrico Dalla Vecchia. Il nuovo CdA, che torna a riunirsi - dopo un 1949 in cui nessuna riunione era stata indetta - vede ora la presidenza del quarantacinquenne Eldebardo Besenzoni, del consigliere delegato Enrico Dalla Vecchia e dei consiglieri Narno Besenzoni e Giulio Dalla Vecchia, assistiti dai sindaci Alessandro Varazio, Gaetano Fugini 53 e Gaetano Capezzuto. Dunque si ricomincia su nuove basi e si fanno i conti con le difficoltà di un'economia che non decolla. I bilanci di transizione del 1948 e 1949 registrano rispettivamente una perdita di 178.751 lire e di oltre 94.000 lire (su 20 milioni di ricavi): la ripresa pare vicina e già nella primavera del 1950 si decide l'acquisto di un nuovo rimorchio a cassone e di due nuovi autocarri Alfa, di due camion Dodge usati per la filiale di Brescia e di due "camioncini" per quella di Milano.Ma, come si ricordava quello stesso anno 1950, "la Fert svolge il 70% della sua attività sulla linea Brescia - Milano e risente sempre di più della concorrenza che, data la brevità del percorso, viene esercitata anche da modestissime aziende che hanno spese fortemente inferiori".  E nonostante sia cambiata la guida, il nuovo presidente ancora una volta si chiede se valga la pena continuare, visto che "l'avvenire si prospetta molto serio, tanto da rendere perplessi circa l'opportunità o meno di continuare la gestione". Naturalmente si continua nell'attività (si decide la nuova data di scioglimento aziendale al 1960), con la sostituzione del consigliere Giulio Dalla Vecchia (che come la sorella Elisa aveva frattanto ceduto le proprie quote al fratello Enrico) con l'avv. Vito Landriscina  e mediante la decisione dell'aumento del capitale sociale, da 600.000 lire al milione: le nuove 4.000 azioni vengono acquisite nel dicembre 1950 per metà da Enrico Dalla Vecchia e per metà dai due fratelli Besenzoni. Ora la compagine sociale vede Enrico Dalla Vecchia con 5.000 azioni, Eldebardo Besenzoni con 2.500 e Narno Besenzoni con altre 2.500. Prima conseguenza del nuovo assetto è il cambio della direzione tecnica, che viene ora affidata a Eldebardo Besenzoni, mentre ad Enrico Dalla Vecchia viene assegnata la carica di direttore amministrativo: una divisione di compiti che testimonia la crescita della complessità aziendale, e che tende a far equivalere le due cariche, cui si assegna il medesimo stipendio mensile di 80.000 lire. L'esperienza dei soci è una garanzia: Dalla Vecchia e Besenzoni sono nomi ormai acquisiti al panorama degli spedizionieri e trasportatori non solo lombardi, e la rete di conoscenze, clientela, know how si allarga notevolmente, permettendo alla rete commerciale di poter contare sulle nuove possibilità di scelta portate dalle imprese Besenzoni. Il bilancio 1950 segnala frattanto ricavi per oltre 29 milioni di lire ed il ritorno all'utile, pari ad oltre 195.000, utilizzato per la copertura delle precedenti perdite ed a fondo di riserva. Un utile che cresce ad oltre 304.000 mila l'anno successivo 1951, ed a 348.600 lire circa l'anno dopo. L'attività della Fert conosce il costante aumento del traffico lungo la linea Brescia - Milano, nonostante la concorrenza portata dai cosiddetti "padroncini", mentre appare in calo il settore traslochi e quello del trasporto con vagoni a carico completo per altre località. In diminuzione anche il settore dei trasporti internazionali, "per la insistenza", relazionava il presidente Besenzoni nel marzo del 1953, "dei concorrenti nei prezzi di imbarco", e per la presenza di altre ditte di trasporto pronte ad operare anche sottocosto, condizioni che alla Fert "costano la defezione di importanti clienti che hanno approfittato di questa situazione".


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