FERT - SPEDIZIONI INTERNAZIONALI

      La Storia > Prima del boom


Agli inizi degli anni Cinquanta nel bresciano si censiscono ben 943 ditte di trasporti, con oltre 2.600 addetti, anche se solamente 9 imprese - con complessivi 374 addetti - dichiarano di essere a diffusione regionale e nazionale. Il traffico merci della stazione ferroviaria di Brescia frattanto conosce la crescente concorrenza del trasporto su gomma. Se negli anni Venti, come visto, le tonnellate scaricate sfioravano il mezzo milione di tonnellate, nel 1948 (con le linee ancora incomplete dopo i bombardamenti) queste erano divenute solamente 171.000 (di cui solo 10.000 a collettame ed il resto a carri completi), passate a 224.000 nel 1950, a 247.000 tonnellate due anni dopo ed a 300.000 a metà del decennio. E' il trasporto su gomma che va prendendo piede. E se il sistema stradale provinciale registra il deterioramento post bellico e scarsissimi incrementi di chilometraggio, il parco degli autocarri e dei camion per trasporto merci aumenta nel bresciano vistosamente. Essi passano dai 4.328 del 1951 ai 5.271 di due anni dopo e sino a 6.295 camion circolanti nell'anno 1955. Ed anche il traffico segue analoghi percorsi. Ancora sulla Padana Superiore, a quei 500 autoveicoli a motore segnalati nel 1925, si era giunti ad oltre 4.200 automezzi nell'anno 1938, cresciuti ad oltre 5.800 nel 1950 ed a circa 12.200 transiti giornalieri nel 1955 (di cui ben 2.300 autocarri con o senza rimorchio, il doppio rispetto al 1938). Sono gli stessi anni in cui il valore delle merci esportate da Brescia all'estero passa dai 5 miliardi di lire del 1952 ai 55 10,5 miliardi di lire del 1956. Sono gli stessi anni in cui il valore delle merci esportate da Brescia all'estero passa dai 5 miliardi di lire del 1952 ai 55 10,5 miliardi di lire del 1956. Dunque l'attività della Fert risente della lenta ma costante ripresa. L'utile aziendale del 1953 è di 735.000 lire, somma che l'anno successivo balza a ben 2.465.000 lire, scatto reso possibile sia dal "sensibile aumento del traffico", sia dalla vendita per 850.000 lire di un vecchio autocarro "già completamente ammortizzato". Significativa è la notazione che è ancora possibile leggere nei bilanci aziendali: diversi anni dopo la fine della guerra compaiono ancora le voci di stima di autocarri e cavalli, nel segno della sopravvissuta promiscuità: i cavalli cesseranno infatti di costituire mezzo di traino per i trasporti Fert solamente a partire dal 1955. Quell'anno l'utile è però solamente di 958.000 lire. La redditività aziendale - nonostante le buone performances registrate - viene condizionata dalla crescente concorrenza. Come ricordava il presidente nel 1956, "la crisi nella quale si dibattono le case di trasporti e spedizioni porta sul mercato offerte di trasporto a prezzi spesso inferiori al costo reale. Le varie associazioni di spedizionieri si stanno interessando della cosa e si spera si possa mettere un limite a questa corsa al ribasso, per evitare che la situazione già grave diventi preoccupante". Due sfortunati eventi contraddistinguono la vita aziendale nell'annata 1956: l'apertura di una filiale in località Piatucco di Lumezzane, che registra però da subito gravi perdite (chiudendo l'anno successivo), ed una truffa subita da una ditta concorrete genovese. Per tali ragioni, e "per la spietata concorrenza a prezzi rovinosi", il bilancio dell'annata 1956 si chiude con la pesante perdita di 3.275.000 lire, e forse non è un caso che si proceda alla elezione di un nuovo sindaco, Pietro Foresti, al posto del Varazio, mentre alla morte del sindaco Fugini subentrerà nel 1959 ancora Pietro Desenzani. Perdita fra l'altro solo parzialmente bilanciata dall'utile dell'anno successivo, pari a 1.723.000 lire, e dell'anno 1958, uguale a 1.066.000 lire. Nell'anno 1958 si procede alla riapertura della filiale di Milano, sita in via Legnone, che non ha però grande successo, cessando anch'essa, come accaduto per Lumezzane, già l'anno successivo. Le difficoltà sussistono e nel marzo del 1959 il CdA lancia l'idea di "eliminare quasi per intero il parco camionistico rinunciando sostanzialmente all'attività di autotrasportatori, limitando l'attività della società al solo servizio di spedizionieri". E si procede dunque alla vendita di parte del parco automezzi, cessione che consente di realizzare quasi 7 milioni di lire, che portano l'utile dell'annata 1959 alla cifra di 7.678.000 lire. La riconversione è dunque assai rapida, nell'idea che "questa necessaria, se pur dolorosa decisione possa apportare gli sperati benefici", cogliendo forse con buon anticipo il vento di un boom economico che si stava rapidamente avvicinando.  La scelta si rivela infatti nell'immediato assolutamente positiva: nel 1960 l'utile raggiunge i 4,5 milioni di lire, un risultato, si sottolineavain CdA, "che non sarebbe stato certamente conseguito se avessimo continuato nell'attività di trasporti interni e di corriere, che si rivelano sempre del tutto antieconomiche per aziende come la nostra". Contemporaneamente l'assemblea dei soci delibera di prorogare ulteriormente la vita sociale alla fine dell'anno 1975. nel 1961 la Fert, secondo una pubblicità del tempo, estende la propria attività includendo l'esercizio di trasporti internazionali aerei e con automezzi, aprendo fra l'altro nuovi magazzini a Brescia, in via Guzzetta, dove nel 1963 viene trasferita pure la sede legale, lasciando la sede originaria di via Tresanda del sale. Il panorama che si apr e agli anni Sessanta è, per il mondo delle imprese locali di trasporto e spedizioni, assai contraddittorio. Il censimento dell'economia effettuato nello stesso 1961 segnala il rapido proliferare delle imprese di trasporti e spedizioni, che nel bresciano passano da 943 del 1951 a 1.302 di dieci anni dopo. E' l'esplosione dei padroncini, dei proprietari di un solo automezzo con un solo dipendente, il proprietario. Ma in realtà, città le imprese diminuiscono, passando da 185 a 168 nell'anno 1961, mantenendo praticamente inalterato il numero degli addetti, appena superiore alle 2.000 unità. Una concorrenza che rimane agguerrita: la Fert nel 1961 registra un calo di utili, che sono ora pari a 2.110.000 lire (su ricavi per circa 81 milioni di lire), ma l'anno successivo essi risalgono ad circa 4,3 milioni di lire, nonostante l'incremento dei costi del personale "per la nota situazione sindacale e salariale". L'economia di Brescia prende quota, radicando exploits che la caratterizzeranno a lungo. Per quanto concerne l'ambito di interesse della Fert basti pensare che le esportazioni passano dai 13,5 miliardi di lire nel 1960 ai quasi 20 miliardi nel 1964. Crescono anche le merci in arrivo alla Stazione ferroviaria di Brescia: dalle 354.000 tonnellate dell'anno 1958 alle 623.000 del 1960, passando sino a 771.000 tonnellate nel 1962 e 830.000 dell'anno successivo. Ma crescono pure gli autocarri circolanti per il trasporto di cose, che passano dai 5.700 circa del 1957 ai 7.600 dell'anno 1960 (data in cui si inaugura pure il tratto autostradale Brescia - Verona) sino a raggiungere il numero di 11.000 veicoli pesanti nel 1964. E si nota sulle strade bresciane il sempre maggior 57 numero di autotreni con portata superiore agli 80 q.li, che passano dai 35 del 1957 ai 615 del 1964. La Fert è lesta ad adeguarsi alla crescita. Nel corso del 1963 si procede ad ingenti investimenti per rimodernare la nuova sede di via Guzzetta e le sue strutture, nella certezza che le scuderie a nulla più sarebbero servite in quella originaria funzione: il bilancio 1963 registra questi investimenti che pesano sul bilancio, facendo segnare dunque una perdita di oltre 5 milioni di lire. Ma è la sosta di un solo anno. Già l'anno successivo si registra un utile di 6,5 milioni di lire, l'anno 1965 di 7 milioni di lire. Ma in questi due anni non si ripartono utili, nella previsione di maggiori spese future per il personale, "visto il nuovo contratto di lavoro che comporta la corresponsione di una 14ma mensilità". E la società vive da vicino le speranze e gli sviluppi del vorticoso boom economico. Dopo un utile di 6,7 milioni di lire del 1966, nel 1968 la Fert decide di partecipare, con una quota per il vero irrisoria del 0,18% del capitale sociale  alla nuova capitalizzazione dell'Alfa Acciai, con sede produttiva a San Polo. L'acciaieria era nata nel 1954 ad opera di alcuni soci, cui si era affiancata nel 1963 la famiglia Lonati. In quel 1968 entrano nella compagine anche la ditta Lmv e la famiglia Piccioli, portando il capitale sociale da 5 a 950 milioni di lire. La presenza della Fert - esborso di poco superiore a 1,7 milioni di lire - viene spiegata dal suo presidente con la possibilità di "sviluppare notevoli affari di trasporti e sdoganamenti". Si cresce ancora, e nel corso del 1969 (dopo i bilanci del 1967 e 1968 che propongono utili inferiori ai 2 milioni di lire), si procede a nuovi investimenti nella manutenzione della sede e dei magazzini, mentre viene risolto un lungo contenzioso con gli Uffici delle imposte: il rilevante incremento degli introiti consente comunque di registrare nel 1969 un utile di oltre 4 milioni di lire.


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